Quando e perché andare dalla psicologa

Quando e perché andare dalla psicologa?

Quando e perché andare dalla psicologa? Ecco quali sono i motivi principali per intraprendere un percorso psicologico, una check list per la tua auto-valutazione e alcuni suggerimenti per orientarti e capire meglio se la psicologa possa essere utile a migliorare la tua vita.

Partiamo dallo sfatare un mito: la psicologa non si occupa di “follia” ma di sofferenza, e nella maggior parte dei casi di miglioramento del benessere.

Ti sembro matto?

“Ieri mia moglie mi ha detto che il nostro rapporto è cambiato e non si sente più felice, le mancano gli stimoli per andare avanti e non si sente abbastanza apprezzata. Amo molto mia moglie e ho temuto che dietro alle sue parole di sconforto ci fosse già una decisione presa e mi volesse lasciare. Da tempo mi sono accorto che le cose tra di noi non vanno bene, e anche io ho perso molti degli stimoli che prima il nostro rapporto mi dava, ma ho sempre cercato di evitare di affrontare l’argomento, sperando che prima o poi tutto andasse a posto da solo. Ho capito che tra me e Claudia ci sono dei problemi nel modo di comunicare, tra cui anche molti “non detti”, desideri, paure, pensieri che non riusciamo ad esprimere all’altro. Le ho detto che tengo alla nostra storia insieme e che avremmo potuto forse chiedere aiuto per salvare questo rapporto. Sono stato felice quando lei ha risposto di sì, mi ha confortato sapere che non era tutto perduto. Abbiamo deciso di rivolgerci a una psicologa e iniziare un percorso di coppia”. Ti sembriamo matti?


“Mi sono da poco trasferita nel Nord Italia per motivi di lavoro e ho delle serie difficoltà ad ambientarmi qui, lontana dalla mia famiglia e dai miei affetti. Faccio fatica ad intrecciare nuove relazioni, mi sento un pesce fuor d’acqua, anche in ufficio tendo ad isolarmi e questo non mi aiuta a integrarmi con il nuovo ambiente.  Il trasferimento è stato obbligato, in Sicilia l’azienda ha operato grossi tagli di personale e se non avessi accettato mi sarei ritrovata probabilmente senza un’occupazione. Sono sempre stata una persona allegra e non riesco a riconoscere il mio umore cupo di questi tempi. Spesso mi sento ansiosa, ho paura ad espormi e anche gli ostacoli più piccoli mi sembrano insormontabili. Non ho nessuno con cui condividere le mie difficoltà e quando telefono a casa cerco di non far capire che sono giù di corda, per non preoccupare i miei genitori. Mi sono resa conto che questo è un periodo della mia vita in cui mi può essere utile un sostegno, così ieri ho chiamato una psicologa per avere un primo colloquio e vedere se la cosa mi può essere utile. Non voglio più portare questo peso da sola”. Ti sembro matta?


“Ero in vacanza con mio marito in Egitto e abbiamo deciso di fare una gita in barca. Era sera e c’erano molti turisti come noi sull’imbarcazione su cui siamo saliti. Ho dato un’occhiata in giro, per vedere se c’erano dei salvagente a bordo, in quanto non so nuotare e  mi preoccupo sempre un po’ quando sono in mare. Sembrava tutto a posto, ma non lo era affatto. Non so cosa sia successo esattamente, se siamo finiti contro qualcosa, se abbiamo imbarcato acqua, il fatto è che, una volta al largo, qualcosa è andato storto e ci siamo ritrovati tutti in acqua. Sono andata a fondo in un attimo e mi sono passati per la testa tanti pensieri, il più chiaro e inquietante era che sarei certo morta. Mio marito era caduto in un punto più distante e non riusciva a trovarmi. Per fortuna un ragazzo ha visto che andavo a fondo ed è venuto a salvarmi. Il terrore che ho provato quella sera sembra non volermi lasciare mai. Ho spesso degli incubi, non sono più serena, ho una forte ansia e continuo ad avere nella testa le immagini di quel giorno, e nel corpo la sensazione di soffocare, di essere risucchiata da un vortice d’acqua enorme. Mi hanno detto che il mio disagio è dovuto al trauma che ho subito, al fatto di essermi trovata in una situazione di pericolo per la mia esistenza, impotente, senza difese, non essendo in grado di riportarmi a galla da sola. Ho letto su un forum che molte vittime di traumi simili, ad esempio vittime di terremoti, aggressioni, o altro, hanno tratto beneficio dalla psicoterapia e dalla terapia EMDR ho deciso di rivolgermi quindi a un’esperta”. Ti sembro matta?


Andare dalla psicologa non significa essere matti, come spesso si crede, anzi, significa prendersi cura di sé e delle proprie relazioni e migliorare così la propria qualità di vita.

La sofferenza psicologica non è esclusiva delle persone con problematiche gravi. Tutti, prima o poi, si possono trovare a sperimentare periodi di difficoltà più o meno lunghi e più o meno intensi.

Andare dal medico per un raffreddore è ritenuto lecito, non ci si presenta da lui solo quando si è in una situazione di pericolo di vita. La stessa cosa si può fare quando la sofferenza che si percepisce è psichica e non fisica.

Rendersi conto di non farcela da soli e di avere bisogno di aiuto può essere difficile, ma può anche rappresentare una svolta importante e fondamentale per riacquisire uno stato di benessere che si avverte come temporaneamente perduto.

A volte le nostre energie e il nostro impegno non sono sufficienti per ritrovare la serenità, e le persone che ci stanno intorno possono non avere gli strumenti adatti o sufficienti per aiutarci.

Come stai?

Dedica un po’ di tempo a riflettere su questa breve check list psicologica, e capirai con facilità se una consulenza professionale può esserti utile:


EMOZIONI

Stai provando delle emozioni che vivi negativamente, oppure che senti di non riuscire a controllare o ancora che sono iniziate da quando nella tua vita è accaduto qualcosa di inaspettato o difficile, come una separazione, una perdita, un trauma, un evento stressogeno recente o passato?

No


Senti di non capire cosa provi oppure di sapere cosa provi ma non riuscire ad esprimerlo, o ancora di sapere cosa provi, saperlo esprimere ma in un modo che senti di non riuscire a controllare e non adeguato (es.rabbia esplosiva, paura o angoscia, pianti improvvisi e irrefrenabili…)?

No


PENSIERI

Hai dei pensieri che senti come intrusivi, bloccanti, che rendono difficili le tue scelte, la tua crescita, o che ti rallentano, ti fanno vivere nel dubbio o rendono faticose le tue scelte?

Esempi:

Penso di non valere abbastanza o non essere amabile, ho continuamente paura di ammalarmi, di essere lasciato o di perdere una persona cara, non so cosa mi piace e cosa voglio e ogni decisione diventa un faticoso turbinio di pensieri, ho pensieri intrusivi che non mi fanno dormire, ho la testa sempre piena di preoccupazioni, penso sempre al passato o a quello che deve avvenire in futuro e non riesco a vivere il mio presente, ecc.

No


AZIONI E COMPORTAMENTI

Ti accorgi di mettere in atto dei comportamenti che hanno delle ripercussioni sulla tua vita, sulle tue relazioni, sul tuo lavoro?

Esempi:

Comportamenti autodistruttivi, comportamenti di evitamento delle situazioni che temi, comportamenti negativi verso gli altri che allontanano le persone da te, comportamenti che ti spingono a seguire più i bisogni degli altri che i tuoi, ecc.?

No


Se hai risposto NO a tutti i punti di questa check list, significa che le tue emozioni, pensieri e comportamenti sono positivi e vivi un buono stato di benessere.

Se hai risposto SI a uno o più di questi punti, invece, potrebbe esserti molto utile chiedere una consulenza psicologica e intraprendere un percorso di crescita, che potrà essere anche breve, e aiutarti a non consolidare nel tempo periodi di difficoltà che possono essere transitori e facilmente superabili.

Usare questa check list ti può essere utile adesso ma anche in futuro e per ogni ambito della tua vita.

Ti faccio degli esempi: le problematiche sessuali sono spesso psicologiche e possono avere origine da comportamenti errati, oppure da emozioni o pensieri disturbanti.

La difficoltà ad essere assertivi nella vita, cioè il fatto di reagire passivamente o aggressivamente agli stimoli esterni, è legata ad azioni o comportamenti che originano da pensieri ed emozioni negative.

Un difficile rapporto con il cibo, la scarsa autostima, la difficoltà a risolvere i problemi, a prendere delle decisioni, a metterti in relazione con gli altri hanno a che vedere, di nuovo, con le tue emozioni i tuoi pensieri e le tue azioni.

Quindi, quando e perchè andare dalla psicologa?

Per migliorare il proprio benessere:

  • Migliorare la propria capacità di comunicazione a livello interpersonale.
  • Riconoscere meglio i propri stati interni (emozioni).

E quindi stare meglio con se stessi e con gli altri…

  • Operare delle scelte difficili in modo sintonico ai propri valori e credenze.
  • Rafforzare le proprie risorse e trovarne di nuove.
  • Trovare un momento da dedicare a  se stessi, per condividere  i  propri pensieri,  anche quelli che non si direbbero a nessuno, in un ambiente del tutto protetto.

Per prevenire un disagio:

  • Aumentare la propria conoscenza su argomenti fondamentali  per  il  proprio benessere psicologico (educazione alla sessualità e all’affettività, comunicazione con i figli, ecc.).
  • Operare delle scelte importanti o difficili, valutando le conseguenze positive e negative di ogni  strada che si potrà percorrere, e tenendo conto delle priorità e dei valori che ci caratterizzano.
  • Farsi accompagnare in momenti che attualmente sono gestiti senza  apparente difficoltà, ma che potrebbero avere un impatto negativo sulla propria vita futura, o dei risvolti inaspettati.
  • Prepararsi a un importante cambiamento o evento.
  • Vivere in modo sintonico la propria quotidianità, ritrovare le proprie risorse e la forza di affrontare le difficoltà, accettare situazioni che non è possibile controllare o cambiare (malattie, separazioni, lutti, ecc.) sono alcune delle questioni che possono essere affrontate con l’aiuto di una professionista esperta.

In che modo si può lavorare su tutto questo?

Attraverso un percorso personalizzato, in base alle esigenze e agli obiettivi della persona.

Ecco un elenco di tutti i servizi che offro:

Quali caratteristiche ha una psicologa?

La psicologa è una figura professionale dotata di conoscenze e metodologie di intervento che poggiano su una base scientifica. Essendo la capacità di ascolto e l’empatia due caratteristiche fondamentali del suo operare, la psicologa ha imparato a esercitarle in modo particolarmente attento.

Così come un atleta ha imparato ad allenare i suoi muscoli al meglio, per poter offrire il massimo delle prestazioni, così la psicologa ha coltivato e coltiva in modo scrupoloso le sue attitudini relazionali.

Si ricorda che:

  • La psicologa è tenuta al segreto professionale.
  • La psicologa fornisce un punto di vista imparziale.
  • La psicologa può offrire nuovi spunti di lettura della realtà, in un clima di condivisione e nell’ambito di una relazione basata sulla cooperazione.

“Lo  psicologo  considera  suo dovere accrescere le conoscenze sul comportamento umano ed utilizzarle per promuovere il benessere psicologico dell’individuo, del gruppo e della comunità. In ogni ambito professionale opera per migliorare la capacità delle persone di comprendere se stessi e gli altri e di comportarsi in maniera consapevole, congrua ed efficace …” (Articolo 3 – CODICE DEONTOLOGICO DEGLI PSICOLOGI)

La psicologa opera per il tuo benessere, sempre.


Vuoi conoscermi meglio? Ecco chi sono:

https://laurasalvaipsicologa.it/chi-sono/


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La tua sessualità va male?

La tua sessualità va male?

La tua sessualità va male ma non fai nulla? Ecco perché.

Sei in un momento della tua vita in cui qualcosa nella tua sessualità non va come vorresti. Hai problemi di erezione o eiaculazione precoce, senti di non avere più la scintilla del desiderio, non riesci a lasciarti andare e vivere serenamente questa importante area della tua vita, non riesci a raggiungere l’orgasmo, ti senti inibito o inibita, sei frenata o frenato dalle paure o dai sensi di colpa. Ma non chiedi aiuto a una persona esperta, rimani nella tua situazione di sofferenza, individuale o di coppia.

Questo succede, molto spesso per tre motivi principali:

Il primo motivo per cui non ti decidi a chiedere un aiuto professionale è la VERGOGNA: si tratta di cose riservate, che devono rimanere nella sfera personale, di cui non riesci a parlare neanche con chi ti sta vicino, e pensi che davanti a una persona estranea, per quanto qualificata, possa essere difficile.

Potresti accorgerti che l’esperienza reale di un confronto professionale è molto diversa da quella che ti sei immaginato o immaginata. Nello studio di una psicoterapeuta o uno psicoterapeuta che si occupa di tematiche sessuologiche troverai accoglienza, un posto sicuro, riservato in cui potrai trovare le indicazioni utili, il sostegno e la guida su come affrontare i tuoi problemi sessuali e relazionali e potresti scoprire che stare bene non è così difficile come pensi.

Il secondo motivo è la RASSEGNAZIONE: ci convivo da così tanto tempo con questi problemi che ritengo siano ormai irrisolvibili.

È vero che più si aspetta ad affrontare i propri problemi e più i pensieri e le emozioni negative si consolideranno, dando vita a un meccanismo che si alimenta da solo e si rinforza. Ma il cambiamento è sempre possibile e l’aiuto di una persona esperta potrà mostrarti che è proprio ciò che pensi e ciò che provi che non ti fa stare bene e che le strategie che metti in atto per risolvere il tuo problema spesso sono contrarie a quelle che funzionano davvero.

Il terzo motivo è l’IDEA che le cose si evolveranno da sole, se lo vorranno. Non ne ho mai avuto bisogno prima, quindi tutto tornerà alla normalità molto presto.

La sessualità invece può cambiare con l’età, oppure a seconda della relazione specifica che hai in questo momento, delle nuove esperienze, dei cambiamenti fisici e psicologici, degli eventi imprevisti che la possono influenzare.

Non ci sono solo persone che hanno il cosiddetto “problema da sempre”, ci sono persone e coppie che hanno avuto sempre una sessualità soddisfacente e in determinate tappe della vita, come ad esempio la menopausa, la ricerca o la nascita di un figlio, un periodo di conflitto nella coppia, una malattia, possono iniziare ad avere dei problemi mai vissuti in precedenza.

Il primo passo da fare?

Chiedere una consulenza, per capire meglio da cosa origina il tuo problema, se ci sono degli aspetti fisici da indagare, e quale cammino si può intraprendere insieme per aiutarti a ritrovare o a costruire il tuo benessere sessuale e relazionale.


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Il Benessere sessuale

Il benessere sessuale

Il benessere sessuale è parte fondamentale del benessere psicologico e del benessere delle relazioni.

Talvolta un problema psicologico, fisico o relazionale è alla base del vivere la propria sessualità in modo negativo; altre volte è la sessualità vissuta male, per scarsa conoscenza di sé e del proprio corpo, per aver avuto una educazione rigida o per aver vissuto esperienze sessuali traumatiche o spiacevoli, a creare difficoltà personali o problemi nelle relazioni e a incidere sulla qualità della vita.

La sessualità umana viene studiata e trattata da una particolare disciplina, che è la sessuologia. Conosciamola meglio.


Cos’è la sessuologia e di cosa si occupa

La sessuologia è una disciplina che si occupa della sessualità umana dal punto di vista biologico (genetica, endocrinologia, fisiologia), evolutivo (sviluppo sessuale e sessualità nelle diverse età della vita), psicologico (dinamiche cognitive ed emotive), comportamentale, sociale, culturale, relazionale (comunicazione, appartenenza, condivisione di significati, amore).

Il suo ambito di studio e di intervento è molto vasto, e comprende principalmente:

1. La promozione della salute sessuale

  • Informazione ed educazione sessuale.
  • Prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili.
  • Promozione dell’equità di genere.
  • Prevenzione della violenza, dell’abuso e della discriminazione legati al genere, all’età o all’orientamento sessuale.

2. La diagnosi e la cura dei problemi e delle disfunzioni sessuali.

La sessuologia è intrinsecamente legata alla psicologia, poiché si basa sull’assunto che i comportamenti e gli eventuali disturbi sessuali abbiano frequentemente le loro origini in interferenze cognitive, emotive, culturali o in altri condizionamenti negativi, che non consentono all’individuo di sperimentare un’adeguata conoscenza del proprio corpo e una corretta comunicazione emotiva con il proprio partner.


Ma cos’è la sessualità?

La sessualità è corpo, è pensieri, è emozioni, è relazioni, è piacere – ma può anche essere vissuta con difficoltà o disagio – è qualcosa di personale e allo stesso tempo di interpersonale; è qualcosa che si esprime e si vive in modo diverso a seconda dell’educazione che si è ricevuta, della cultura in cui si è inseriti, della propria storia e delle proprie esperienze di vita.

Il termine “sessualità” è difficile da definire in modo unico ed esaustivo, perché la sessualità assume significati dalle mille sfaccettature, che vengono studiati in modo diverso dalle varie discipline scientifiche (medicina, biologia, psicologia, sociologia, antropologia ecc.), e che hanno connotazioni differenti a seconda della cultura, dell’etica e dei valori individuali e collettivi.

Una delle definizioni più complete della sessualità è stata data dalla WAS (World Association for Sexual Health) nella sua “Dichiarazione sui diritti sessuali”:

“La sessualità è un aspetto centrale dell’essere umano nell’arco di vita e comprende il sesso, le identità e i ruoli di genere, l’orientamento sessuale, l’erotismo, il piacere, l’intimità e la riproduzione. La sessualità è sperimentata ed espressa attraverso pensieri, fantasie, desideri, credenze, attitudini, valori,  comportamenti, pratiche, ruoli  e relazioni”. “ La sessualità è influenzata dall’interazione di fattori biologici, psicologici, sociali, economici, politici, culturali, legali, storici, religiosi e spirituali”.

La sessualità è uno dei più potenti organizzatori della nostra vita relazionale e sociale e un bisogno fondamentale di tutte le specie viventi, e in particolare dell’Uomo, in quanto è parte costitutiva della sua identità e personalità e uno degli strumenti principali di interazione e legame con gli altri. Per questo vanno riconosciute la sua importanza e la sua influenza su molteplici aspetti della vita umana, primi fra tutti la salute psicofisica e il benessere interpersonale.

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e la WAS (Associazione Mondiale per la Salute Sessuale), hanno riconosciuto l’importanza della salute sessuale come fattore imprescindibile per il benessere e lo sviluppo umano, e hanno sottolineato l’importanza di promuoverla e di trattare i problemi che la ostacolano, nonché di tutelare i diritti delle persone a viverla in modo libero dalle discriminazioni, dalla violenza, e dai problemi.


Una dimensione privata

La sessualità è considerata una dimensione strettamente privata e personale, e spesso le persone con delle difficoltà si sentono in imbarazzo e trovano difficile chiedere aiuto a un’esperta.

Questo fa sì che la loro vita relazionale e personale diventi difficile e densa di sofferenza. É fondamentale sapere, invece, che non si è soli e che si può contare sul sostegno e sull’aiuto di professionisti competenti.

[Guarda il video: La sessualità va male ma non fai nulla – ecco perché]


I disturbi sessuali

I disturbi sessuali sono delle problematiche cognitive, emotive e comportamentali, altamente sgradevoli per l’individuo, che tendono ad auto-mantenersi e interessano le principali fasi della risposta sessuale che sono:

  • La fase del desiderio.
  • La fase dell’eccitazione.
  • La fase dell’orgasmo.

La mancanza di desiderio, di erezione o lubrificazione vaginale, l’eiaculazione precoce, l’anorgasmia, il vaginismo e i disturbi da dolore sessuale di tipo psicogeno, sono alcuni dei problemi che possono verificarsi nella vita di una persona, ma non sono gli unici.

Ci sono delle difficoltà che nascono in particolari periodi del ciclo di vita (es. sviluppo sessuale, menopausa), o che sono legate a eventi specifici (abusi, violenze, interruzioni di gravidanza, infertilità, nascita di un figlio, difficoltà relazionali), che possono essere affrontate grazie al supporto di una psicoterapeuta specificamente formata in ambito psico-sessuologico.

Non esitate, pertanto, a richiedere un colloquio orientativo, in base alle vostre esigenze e necessità specifiche.

Molti problemi della sfera sessuale si possono risolvere in tempi brevi, e nella stanza della sessuologa potrete trovare l’accoglienza, la professionalità e la guida necessarie a vivere questa importante area della vostra vita in modo sano, piacevole e nuovo e scardinare le routine sessuali che vi impediscono di vivere la sessualità in modo giocoso e sperimentare.

[Guarda il video: Le routine sessuali]

Nella sezione servizi del sito, potete trovare tutte le informazioni sui percorsi di sex counseling e sex therapy e le loro caratteristiche.

Emozioni: conoscerle, capirle, viverle

Emozioni: conoscerle, capirle, viverle

Le emozioni ci accompagnano durante tutto il corso della nostra vita, fin dalla nascita: conoscerle, capirle e viverle è quindi importantissimo per il nostro benessere psicologico e per poterci mettere in relazione con gli altri.

Il neonato, è già dotato di una gamma di emozioni, che gli permettono di comunicare all’adulto i suoi bisogni e chiedergli vicinanza e cura senza utilizzare il linguaggio verbale, non ancora sviluppato, assicurandosi la sopravvivenza in un periodo di elevata vulnerabilità.

Senza le emozioni e la capacità di trasmetterle, i bambini non sarebbero in grado di sopravvivere, dato che, a differenza di altri animali che sono da subito autosufficienti, il cucciolo dell’essere umano non è in grado di provvedere a se stesso per un tempo molto lungo.

A mano a mano che cresciamo, le emozioni diventano via via più complesse e ci permettono non solo di comunicare agli altri come stiamo, ma anche di capire come stanno gli altri, quali sono le loro intenzioni, spingendoci ad agire, sia per modulare i nostri stati interni e sia per raggiungere le nostre mete e i nostri scopi.

Ad esempio, se siamo spaventati, saremo spinti a scappare oppure a cercare aiuto. Se siamo arrabbiati saremo spinti ad attaccare. Se tristi, cercheremo, a volte, conforto nelle altre persone.

Le emozioni ci parlano attraverso il nostro corpo (ad esempio quando abbiamo paura il nostro battito cardiaco accelera e i muscoli si predispongono alla fuga) e attraverso il corpo degli altri (ad esempio attraverso la loro postura, le espressioni del loro viso, le loro carezze) e attivano i nostri pensieri, guidando i nostri piani di azione.

Le emozioni sono, perciò, un fattore fondamentale della nostra vita personale e sociale e un elemento comunicativo di base che ci permette di metterci in relazione con le altre persone.

Le emozioni sono degli stati sia mentali che fisiologici che vengono suscitati da stimoli esterni o interni, naturali o appresi, e hanno due principali funzioni: quella di autoregolazione e quella relazionale.

Cosa significa che le emozioni sono degli stati sia mentali che fisiologici o, per usare una parola unica, degli stati psicofisiologici? Significa che le emozioni coinvolgono sia la nostra mente che il nostro corpo. Pensiamo di trovarci in uno zoo e di venire a sapere che un leone è appena uscito dalla sua gabbia: saremo molto spaventati (l’emozione è la paura, in questo caso) e avremo dei pensieri su quale sia la via di fuga più vicina per sfuggire al suo attacco ma, allo stesso tempo, avremo un battito cardiaco accelerato e un aumento della respirazione, e molto del nostro sangue verrà convogliato ai muscoli  delle nostre gambe, per predisporle alla fuga.

Abbiamo detto che queste modificazioni psicofisiologiche avvengono in conseguenza a degli stimoli che possono provenire dall’ambiente esterno oppure dal nostro interno. Uno stimolo esterno può essere, ad esempio, una persona che ci ruba il parcheggio proprio sotto il nostro naso, e fa sì che si attivi in noi la rabbia. Ricordare una persona che non c’è più e immaginarci quando eravamo con lei, invece, è uno stimolo che viene dal nostro interno, dalla nostra mente, e che può renderci tristi oppure nostalgici. Pensare al primo appuntamento di questa sera con l’uomo o la donna che ci piace ci può, al contrario, far sentire felici ma anche un po’ ansiosi.

Gli stimoli che sollecitano le nostre emozioni possono essere naturali oppure appresi. Ad esempio è naturale essere spaventati da un rumore forte e improvviso, è appreso avere paura di un animale totalmente innocuo o provare disgusto per la sessualità. Si tratta in questi ultimi due casi di qualcosa che nasce da esperienze personali negative e che non è innato e non ha quindi uno scopo legato alla nostra sopravvivenza.

Infine le emozioni hanno una duplice funzione: quella di autoregolazione e quella relazionale. L’autoregolazione consiste nella comprensione delle nostre modificazioni psicologiche e fisiologiche e ci permette di agire per raggiungere determinati scopi personali (ad esempio: avere paura e cercare rifugio da un pericolo). La funzione relazionale delle emozioni, invece, ci permette di far capire agli altri queste nostre modificazioni e comprendere le loro. Nell’esempio che abbiamo fatto prima del bimbo appena nato, vediamo come il suo pianto possa far sì che la madre si avvicini a lui e se ne prenda cura, dandogli da mangiare se ha fame, massaggiandogli il pancino se ha male alla pancia, cullandolo se non riesce a dormire.

Senza le emozioni non saremmo in grado di capire i bisogni degli altri e, se anche li capissimo, non saremmo così propensi ad aiutarli: infatti siamo predisposti ad avvertire delle emozioni negative quando qualcuno di fronte a noi soffre. La mamma che accudisce il bambino, quando il bimbo smette di piangere, prova sollievo, perché la natura ci ha dato la capacità di metterci al posto dell’altro e di provare emozioni negative di fronte al suo disagio e sofferenza, spingendoci ad agire per mettervi fine o almeno ridurla.

Quindi sia nel caso dell’autoregolazione e sia nel caso della relazione, le emozioni ci spingono sempre ad agire. Pensiamo a come cerchiamo di ripetere un’esperienza che è stata per noi piacevole, ad esempio o a quando andiamo via arrabbiati perché il nostro partner ci ha fatto qualcosa che ci ha feriti; se vediamo un cane sofferente per la strada, possiamo provare pena e cercare di fare qualcosa per aiutarlo.

Gli esempi sono davvero infiniti, perché sono infinite le volte che usiamo, senza neanche accorgercene, le nostre emozioni e quelle degli altri per regolare le nostre azioni e per prefiggerci le nostre mete e obiettivi. Infatti, fintanto che un’emozione spiacevole perdura, siamo in grado di capire che il nostro obiettivo non è stato raggiunto e continueremo a produrre azioni al fine di poterlo raggiungere. La madre del nostro esempio continuerà a cullare il bambino finché proverà la spiacevole sensazione di non essere riuscita ad alleviare il suo disagio e solo quando il bambino smetterà di piangere e si addormenterà, la mamma proverà sollievo e questa emozione piacevole le dirà che il suo scopo è stato raggiunto e potrà quindi interrompere l’azione.

Le emozioni ci informano su come stiamo e ci informano sulle intenzioni e il modo in cui stanno gli altri, tanto da essere spesso “contagiose”. Quante volte ci è capitato nella vita di essere tristi vedendo qualcuno che amiamo che è triste? Questo significa provare un’emozione che valutiamo probabilmente essere provata dall’altro, grazie all’empatia, cioè alla capacità di rispecchiare gli stati d’animo altrui e comprenderli (di metterci nei loro panni).

Le emozioni sono un vantaggio, ma possono essere anche uno svantaggio, perché ogni nostro stato mentale è visibile a chi osserva, in quanto si manifesta nel corpo. Noi, infatti, a volte, cerchiamo di mimetizzarci e di non far capire, a chi ci sta intorno, i nostri stati interni. Il nostro corpo è, però, molto più difficile da controllare rispetto al nostro linguaggio verbale: possiamo dire che stiamo bene, ma l’espressione del nostro volto tradire il nostro malessere, possiamo dire a qualcuno che gli vogliamo bene, ma allo stesso tempo rifiutare la sua vicinanza, ritraendoci.

Abbiamo detto che le emozioni regolano le nostre relazioni. Allo stesso tempo, però, le relazioni stesse, soprattutto quelle che abbiamo vissuto nei primi periodi della nostra vita, regolano le nostre emozioni. Le relazioni con gli altri fanno sì che le emozioni possano in qualche modo assumere un significato nella nostra vita, possano essere da noi riconosciute e regolate.

Infatti, noi possiamo, in base a quella che è stata la nostra esperienza relazionale delle emozioni:

  • Riconoscere o non riconoscere le nostre emozioni.
  • Riconoscere o non riconoscere le emozioni degli altri.
  • Riconoscere le nostre emozioni ma non saperle nominare (mi batte il cuore, ma non so se ho paura o rabbia).
  • Riconoscere le nostre emozioni, saperle nominare ma non riuscire ad esprimerle (tenere dentro la rabbia, la tristezza, la paura)
  • Provare un’emozione, saperla nominare ed esprimere, ma non poterla modulare, cioè subirla e non poterla usare per raggiungere i nostri scopi (scatti d’ira frequenti ed eccessivi, pianti incontrollabili).

Le emozioni, quindi, pur essendo una dotazione naturale dell’uomo, vengono esercitate nell’ambito delle relazioni e queste relazioni possono permettere oppure ostacolare la loro espressione, il loro riconoscimento, la loro regolazione.

Pensiamo a come un bel brano musicale possa diventare fastidioso se ascoltato al massimo del volume; pensiamo invece a come sia difficile godersi lo stesso brano, se lo stereo è a un volume così basso da non riuscire a percepirne la melodia. La regolazione delle emozioni è proprio questo: sintonizzare il volume delle stesse ad un grado che sia congeniale, che ci permetta di esperirle e lasciarci guidare da loro, e che faccia sì che esse ci permettano di vivere e non ci travolgano.


Vuoi capire com’è il rapporto con le tue emozioni e con i tuoi pensieri e comportamenti? Puoi approfondire guardando questo video:

Come stai? La tua check list psicologica


La psicoterapia cognitivo-comportamentale (CBT) è un approccio che si basa proprio sull’idea che le difficoltà psicologiche possano essere spiegate attraverso le emozioni, i pensieri, i comportamenti e le loro relazioni. Se vuoi conoscere meglio come funziona, puoi leggere questo approfondimento:

La CBT (Cognitive-Behaviour Therapy o Terapia Cognitivo-comportamentale)

Come stai? La tua check list psicologica

Come stai? La tua check list psicologica

Come stai?

È una domanda che ci viene posta spesso nella nostra vita quotidiana, e altrettanto spesso rispondiamo a questo quesito in modo automatico: BENE!

Questa domanda e questa risposta sono diventate l’inizio normale di una conversazione e ci siamo così abituati a sentirle pronunciare da aver svuotato il loro valore e significato.

Oggi voglio provare con voi a restituire a questa domanda la sua reale importanza.

Come stai è una domanda che ha un finale aperto. Potrebbe essere completata così: come stai fisicamente? Come stai a livello lavorativo, famigliare, economico?

Proviamo allora insieme a rispondere a questa domanda attraverso l’analisi di tre elementi principali: le tue emozioni, i tuoi pensieri, i tuoi comportamenti.

Partiamo dalle emozioni. Stai provando delle emozioni che vivi negativamente da molto tempo, oppure che senti di non riuscire a controllare o ancora che sono iniziate da quando nella tua vita è accaduto qualcosa di inaspettato o difficile, come una separazione, una perdita, un trauma, un evento stressogeno recente o passato? Senti di non capire cosa provi oppure di sapere cosa provi ma non riuscire ad esprimerlo, o ancora di sapere cosa provi, saperlo esprimere ma in un modo che senti di non riuscire a controllare e non adeguato?

Il secondo aspetto da considerare sono i pensieri, come abbiamo visto

Hai dei pensieri che senti come intrusivi, bloccanti, che rendono difficili le tue scelte, la tua crescita, o che ti rallentano, ti fanno vivere nel dubbio o rendono faticose le tue scelte?

Infine, ultimo elemento importante sono i comportamenti, le azioni.

Ti accorgi di mettere in atto dei comportamenti che hanno delle ripercussioni sulla tua vita, sulle tue relazioni, sul tuo lavoro?

Emozioni, pensieri, comportamenti. Ecco. È questa la tua semplice e personale check list psicologica, per aiutarti, da solo, a rispondere alla domanda: come sto?

Usare questa check list è utile per ogni ambito della tua vita.

Ti faccio degli esempi. Le problematiche sessuali sono spesso psicologiche e possono avere origine da comportamenti errati, oppure da emozioni o pensieri disturbanti.

La difficoltà ad essere assertivi nella vita, il fatto di reagire passivamente o aggressivamente agli stimoli esterni è legata ad azioni o comportamenti che originano da pensieri ed emozioni negative.

Un difficile rapporto con il cibo, la scarsa autostima, la difficoltà a risolvere i problemi, a prendere delle decisioni, a metterti in relazione con gli altri hanno a che vedere, di nuovo, con le tue emozioni i tuoi pensieri e le tue azioni.

Allora, come stai?


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Anoressia: la storia di Aurora

Anoressia: la storia di Aurora

Aurora è una giovane ragazza che ha voluto condividere con noi la sua storia con grande generosità, forza, intensità e poesia. Aurora ha vissuto il dramma dell’anoressia, condizione che l’ha portata a condotte alimentari estenuanti e di grande impatto sulla sua salute psicofisica.

Ne è uscita in seguito ad alcuni ricoveri e un lungo lavoro su di sè, insieme a una psicoterapeuta, ma anche grazie ad una consapevolezza che ha maturato attraverso una esperienza inaspettata: l’incontro con un cactus, simbolo della possibilità di resilienza e di forza vitale.


Anoressia, cactus e tatuaggi: la storia di Aurora

Un cactus per gamba, dietro, sulla coscia.

Non volevo tatuarli davanti, si vedono troppo, d’estate o cosa, con un bel vestito. Ma dietro sì, forti sul muscolo con tutte le loro spine, e quando arrampico mi piace un sacco l’idea di questi due cactus che spingono, che pungolano le gambe a salire ancora, a non mollare.

Ero anoressica.

Tiravo avanti in una finta normalità, nascondendomi dietro a grandi sorrisi e distruggendo me stessa quando ero da sola.

Ogni notte era un’estenuante abbuffata, infinito cibo bruciato, scotto, troppo, troppo salato, troppo dolce, troppo freddo, vecchio e troppo troppo disgustoso e le dissanguanti vomitate, a testa china, gli occhiali sporchi, i capelli penduli a sfiorare il bordo del water.

Ogni notte bere bere bere tanta acqua calda per vomitare meglio, ogni notte le orecchie tappate, il mal di gola, la testa che scoppia, la faccia gonfia, e guardarsi allo specchio bevendo acqua e dirsi scema cogliona vedi che l’hai fatto di nuovo e ora fai schifo.

Ma dopo ogni notte arriva il mattino.

Mi alzavo svuotata, disperata, stanca, stremata da questo perverso negarsi la vita, con un sacco di fame e un sacco di paura di mangiare, perché quella cosa poteva ricapitare, in ogni momento, con il minimo stimolo. Dentro di me c’era una bestia pronta ad attaccare alla minima disattenzione.

Con tutti i postumi della giostra autodistruttiva dell’abbuffata mi alzavo dal letto e attraversavo la cucina per arrivare in bagno. Su un mobiletto in cucina avevo scaricato, senza dargli troppa importanza, il regalo di un tipo che ci provava con me, all’epoca. 

Una pianta grassa, un palettone peloso, un cactus.

Presa dal mio buio non mi occupavo minimamente del dono e avevo abbandonato il cactus al suo destino, senza degnarlo di uno sguardo dopo che, bagnandolo per l’ unica volta, mi ero trovata i palmi bianchi di fittissime, sottilissime, fastidiosissime spine.

Ma non potei astenermi dal notare, una nuova dolorosa mattina, quando la vita sembrava girare intorno ad un unico, sibilante dolore e il risveglio era solo il primo peso, che il cactus aveva figliato.

Quella canuta figura era per me niente più di un soprammobile. Statico, da non avvicinare troppo, senz’acqua da quanto? Pensavo fosse morto.

Eppure aveva indiscutibilmente prodotto. Accanto alla base del palettone, verde scuro e con ciuffi di peletti bianchi, stava un affaretto, una pallina allungata, una spighetta, una bubbetta verde chiaro, coi suoi cisposi ciuffetti.

Un verde chiaro da spezzare il cuore per la sua brillantezza, in contrasto all’austerità del grande cactus.

Me ne stavo lì, rincoglionita dalla nottata, i piedi scalpiccianti sul pavimento di cucina, sul tavolo i resti di una battaglia perduta, e quel germoglio spinoso mi faceva venire le lacrime agli occhi.

Capite, era venuto dal nulla!

Quella pianta abbandonata, dimenticata, riarsa e secca, aveva trovato dentro di sé l’energia per fare un germoglio.

Un germoglio di un verde vivissimo, che pareva turgido dell’acqua che non poteva avere.

Quanta vita in quella pianta! Non aveva nulla, eppure non solo continuava a vivere ma aveva dato a sua volta la vita.

Siccome i parallelismi esistono per essere sfruttati, sentivo di essere anch’io un po’ come quel cactus: pur privandomi del nutrimento, spirituale e materiale, riuscivo a uscire in mezzo alla gente, a sorridere, a lavorare, a guidare la macchina.

Anche senza il cibo che gli spettava, il mio corpo mi portava avanti, con la forza irresistibile dell’ istinto di sopravvivenza.

Quando si è in malnutrizione il corpo attua delle difese per la sopravvivenza. Dà la precedenza al benessere degli organi interni, gli unici necessari per sopravvivere (il cervello viene presto lasciato indietro in quanto di secondaria importanza).

Ma polmoni, cuore, stomaco e fegato vanno preservati. Devono stare al caldo. Un corpo scheletrico non ha grasso che lo scaldi e quindi ha bisogno di una maggiore irrorazione sanguigna per mantenere una temperatura dignitosa.

Ma il sangue non basta a scaldare tutto il corpo, ecco intervenire la vasocostrizione che porta tutte le vene a “ritirarsi” sottopelle per riscaldare, appunto, gli organi interni.

Per patire meno il freddo dell’ epidermide il corpo, sempre lui, fa spuntare su ovunque dei finissimi peletti che prendono il nome di lanugo.

Guardavo le soffici spine del cactus e pensavo al mio corpo tanto maltrattato che mi aveva steso addosso una coperta di peletti per non farmi patire il freddo e a quella cavolo di pianta che senza nulla aveva tirato fuori un germoglio.

Quello spinotto verde mi aveva smosso qualcosa, mi aveva mostrato la forza della vita che vuole vivere e che s’impone anche nelle condizioni più beffarde. Per questo il secondo germoglio, pochi giorni dopo, mi ha fatta commuovere, imbracciare l’innaffiatoio e pensare che era ora di cambiare.

Non è stato certo già al terzo che fossi guarita, ma ho iniziato la mia battaglia e questa pianta incredibile è già rinata da se stessa un’infinita quantità di volte.

Per questo mi sono scritta la forza addosso, con l’inchiostro ho chiesto un palettone con il suo figlioletto verde chiaro attaccato alla base.

Per sapere che la vita è forte, fortissima, è un dono ed è un miracolo che fa piangere di fronte ad un cactus.


Se preferite ascoltare questa storia anziché leggerla, ve la narro attraverso la mia voce:


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Attenzione: Per il rispetto e la tutela di chi ha portato la propria testimonianza, in questa storia è stato utilizzato un nome fittizio.